L’altro giorno i teleimbonitori di alcuni notiziari di massa hanno dichiarato chiuso il caso Ciarrapico e sono passati ad annunciare altre amenità gossipolitiche. Certo, uno dei due più grandi partiti italiani candida uno dei più grandi delinquenti in circolazione, che problema c’è: perché tenere ancora aperto l’argomento?
Purtroppo qualche motivo c’è: Giuseppe Ciarrapico è stato condannato in cassazione per bancarotta fraudolenta, per ricettazione fallimentare, per sfruttamento del lavoro minorile e per truffa pluriaggravata; in primo grado per truffa e per violazione della legge sulle trasfusione.
La gestione mediatica della vicenda è stata magistrale, c’è da dirlo: per niente concentrata sui suoi precedenti penali ma tutta orientata sulla punta dell’iceberg, la fede fascista di Ciarrapico. E ha funzionato, forse perché siamo troppo tolleranti verso l’apologia del fascismo, che in Italia è reato.
Grazie a Gianky, a Dario e ad Antonella.
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