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Archive for giugno, 2011

Solidarietà alla popolazione della Valle di Susa

28 giu

Oggi a Genova faremo un presidio di solidarietà con la popolazione della Val di Susa, sgombrata ieri con la forza dal presidio della Maddalena, a Chiomonte. Qui ho scritto alcuni dei motivi per cui partecipare.

L’appuntamento è oggi, martedì 28 giugno, ore 18, davanti alla prefettura di Genova, Largo Lanfranco 1.

 
 

Violenza in Val Susa

27 giu

Questa mattina alle 6:23 un SMS mi informa che la polizia è arrivata in Val Susa. Il resto degli aggiornamenti li seguo dai siti dei No TAV:

e da Twitter:

Questi i principali, ma cercando se ne trovano molti altri.

Cosa succede? Le forze dell’ordine sono state mandate a sgombrare il presidio della Maddalena, a Chiomonte, in Val Susa, presidio che impediva l’apertura del cantiere per un tunnel esplorativo propedeutico alla realizzazione dell’intera opera e soprattutto propedeutico alla ricezione di un finanziamento dall’Unione Europea.

Qui c’è un insieme di documenti che spiega perché la popolazione della Val Susa resiste da più di vent’anni contro questa opera.

 

Mobilitiamoci!

10 giu

Come ricorda Daniela, domenica 12 e lunedì 13 si vota. I quesiti, a cui vale la pena rispondere sì, servono a:

  1. fermare la privatizzazione dell’acqua
  2. togliere i profitti dall’acqua
  3. fermare il nucleare
  4. stabilire che la legge è uguale per tutti

Bisogna raggiungere il quorum, devono cioè votare metà degli aventi diritto, più uno, circa 25 milioni di italiani. Mobilitamoci per portarli quante più persone a votare: la campagna ufficialmente finisce venerdì 10, ma nel nostro piccolo, privatamente, possiamo continuare a spargere la voce, invitare ai seggi le persone che conosciamo, anche una sola può fare la differenza, e non è mai tardi!

Daniela ed io abbiamo dato tantissimo in questa campagna referendaria, e siamo solo due tra le migliaia di volontari che da mesi rinunciano ad ore di sonno, tempo per la famiglia, per i propri interessi e persino ad ore di lavoro. Lo facciamo perché ci stiamo giocando il nostro futuro, e quello dei nostri figli. Domani nostro figlio potrebbe chiederci:
Papà, mamma, ma voi dov’eravate quando ci hanno portato via il diritto all’acqua?
Noi sapremo cosa rispondergli. E’ per questo che ci siamo impegnati tanto, non avevamo scelta.

Abbiamo lottato con compagni capaci, tenaci, ottimisti oltre l’evidenza. Persone completamente diverse dai politici, che ci hanno snobbato fino all’ultimo e adesso tentano di combatterci o di saltare sul nostro carro, sperando che sia quello dei vincitori. I mezzi di comunicazione di massa, piegati al loro volere, non parlano mai del comitato. Nei dibattiti spuntano personaggi viscidi il cui lavoro è fare in modo che i ricchissimi continuino a diventare ancora più ricchi a scapito dei diritti di tutti gli altri.

Ma in questa campagna l’Italia è già un po’ cambiata. Le persone hanno capito che la proprietà pubblica è di tutti, anche loro. Nei comitati per l’acqua abbiamo imparato ad ascoltare gli altri e ad accoglierci. Abbiamo studiato e ci siamo già riappropriati di un’altro bene comune: la conoscenza. Abbiamo praticato la politica attraverso la democrazia.

Mi viene sempre più in mente Gandhi: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”.

 
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Le gare non sono la concorrenza!

09 giu

La concorrenza non esiste nel servizio idrico: chi gestisce l’acqua è un monopolista, fine. Cercano di convincerci che la concorrenza si avrà con le gare, per decidere a chi assegnare il mercato, e questa è un’illusione. La parola gara richiama l’immagine dei corridori ai blocchi di partenza: pronti via, il migliore vince. Nella realtà non verrà qualcuno a gareggiare con IREN o con Acqualatina.  Semplicemente la parte di capitale pubblico nelle quattro principali aziende – che si sono già spartite il nostro territorio – sarà alienata, e l’acquirente privato se la porterà via per un pezzo di pane, perché la legge obbliga alla privatizzazione entro la fine dell’anno.

Alienare (o privatizzare) un bene pubblico è facile, espropriarlo, riprendercelo, è un disastro. Fermiamoci adesso, andiamo a votare sì!

 

Privatizzare è vendere la vita

09 giu

Più studio il problema dell’acqua, più mi chiedo quale sia il ruolo più importante di uno Stato.

(altri video su www.referendumacqua.tv )

L’acqua è un bene comune, perché ne possiede le due caratteristiche fondamentali:

  1. non ne possiamo fare a meno
  2. l’uso è “rivale“, è cioè disponibile in quantità limitata e se qualcuno ne prende troppo per gli altri ne rimane poco.

Sui beni comuni non deve essere permesso fare profitto, perché altrimenti scatta la corsa all’accaparramento, e succede un fenomeno così grave che gli economisti, per definirlo, non usano la parola “problema”. La parola che usano è tragedia.

L’acqua è un diritto, perché senz’acqua non si vive. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara che con meno di 50 litri di acqua pulita a testa al giorno si avvertono i primi effetti sulla salute, e che con meno di 20 è a rischio la vita. Questa quantità ci serve per bere, ma anche per lavarci, lavare le stoviglie, la biancheria, i cibi, in pratica: l’acqua serve per praticare l’igiene, intesa come scienza e pratica della conservazione della salute. E’ per questo motivo che dopo una lunga lotta, lo scorso anno, e precisamente il 29 luglio 2010, l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha approvato a maggioranza una risoluzione che dice:
L’accesso a un’acqua potabile pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto dell’uomo, indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita.
L’Italia ha votato a favore di questa risoluzione, eppure ha approvato negli anni leggi che, se non raggiungiamo il quorum al referendum, porteranno a compimento la totale e definitiva privatizzazione e mercificazione dell’acqua, e quindi della vita.

E’ inutile che ci dicano che non viene privatizzata l’acqua ma solo la gestione: senza una gestione l’acqua non arriva nelle nostre case.  E la privatizzazione in Italia è già possibile da quasi vent’anni, ed ha portato tutti i problemi che possiamo immaginare: aumento delle bollette, diminuzione della manutenzione e degli investimenti, licenziamenti e precariato del lavoro, aumenti dei consumi. E soprattutto mancanza di democrazia. Quando l’acqua è data in mano ad una società di capitali, si passa il servizio da un ente di diritto pubblico ad un ente di diritto privato e la privatizzazione avviene per almeno tre motivi:

  1. lo scopo: un ente di diritto pubblico ha lo scopo di fornire un servizio, una società di capitali ha lo scopo di fare profitto per i soci(da statuto e da Codice Civile). Poco importa che ci sia una maggioranza di capitale pubblico: il privato vuole il suo profitto ed ha molti modi per guidare il comportamento delle società. In questo senso ACEA, A2A, HERA, ed IREN sono società private.
  2. la trasparenza: l’acqua deve rimanere pubblica perché il contrario di pubblico è privato. Un ente di diritto pubblico ha l’obbligo di trasparenza, una società di diritto privato ha il diritto di riservatezza.
  3. la democrazia: nel momento in cui si affida la gestione dell’acqua al privato, il luogo delle decisioni si sposta dal Consiglio Comunale al consiglio di amministrazione di un’azienda. Nel Consiglio Comunale ci sono i nostri rappresentanti eletti, e noi possiamo costringerli a dimettersi, se lavorano male, o al limite alla successiva tornata elettorale (5 anni al massimo) non li votiamo più. Sui consiglieri di un’azienda privata non abbiamo la possibilità di influire, e le concessioni durano 30 anni.

Se permettiamo di completare la privatizzazione dell’acqua, spogliamo il nostro Stato, di uno dei suoi ruoli più importanti per affidarlo al mercato: garantire ai cittadini l’acqua. Ma l’acqua non è una merce qualunque, non è un paio di scarpe, l’acqua è una condizione necessaria alla vita. Ma il privato non ha lo scopo di garantire la vita, ha l’unico scopo di arricchirsi. Anche a scapito della vita.

 
 
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