Con una mossa sordida, il governo sta cercando di reintrodurre la privatizzazione contro cui gli italiani hanno già votato in massa ai referendum di giugno 2011. Firma la petizione e diffondila: giù le mani dall’acqua e dalla democrazia!
Istanbul è una città che vale sicuramente la pena di vedere, è proprio bella. Si possono apprezzare sia il paesaggio, sia l’architettura. La cucina turca è molto varia e ricca e incontra decisamente gusti diversi; i dolci in particolare sono tanto buoni quanto belli. Anche l’artigianato è meritevole e non si può non consigliare una visita rilassante e rigenerante ad un hammam.
Istanbul ci è proprio piaciuta e siamo ripartiti a malincuore. Ci mancano le viste sui suoi minareti e le prelibatezze, ma quello che ci manca di più, e che ricorderemo più a lungo, è stata l’amicizia di una famiglia che ci ha accolto senza conoscerci, ci ha trattato benissimo: nonostante le difficoltà linguistiche e la differenza di religione, ci siamo sentiti veramente a casa.
E in fin dei conti la convivialità è per noi sempre tra le parti più importanti dei viaggi
Cari Amici e Soci di Valli Unite,
Quest’oggi avremmo dovuto trascorrere piacevolmente la giornata insieme a Voi come piccola rappresentanza del Gruppo d’acquisto Solidale “Bussoleno”. Purtroppo questa libertà non ci è concessa perché chiamati ad altri impegni di cittadinanza e resistenza.
A Taranto l’ILVAsparge impunemente veleni, principalmente diossina, in nome di uno sviluppo che non ha senso ma che provoca tumori, malformazioni, malattie e morte. Le associazioni Taranto Sociale e PeaceLink documentano da anni la tragedia (“danno” o “problema” mi sembrano un po’ poco).
Qualche giorno fa, sulla lista Ecologia di PeaceLink , è girata questa mail, a cui non mi sento di aggiungere altro.
Scrivo da Parma in uno dei miei soliti viaggi della Vita per curare mio figlio da un male che sappiamo tutti avere una causa ambientale.
Le ragioni che cercano di impormi non mi bastano, io so solo che mio figlio oggi non ha potuto iniziare la sua PRIMA MEDIA e il suo zaino nuovo (“perchè ora sono grande mamma!”) comprato con tanto entusiasmo è rimasto nella sua cameretta che ormai vede così raramente perchè sempre in corsie d’ospedale.
E’ questa la vita che vogliono imporci? E’ questa la vita che vogliono dare ai nostri figli? Siamo ancora disposti a far pagare a loro la nostra incapacità di tutelarli fino in fondo?
Io non ci sto e per il mio ometto lotterò fino allo stremo delle forze perchè a lui venga ridata la Vita e agli altri bambini di Taranto non gli venga mai più negata.
Non ci sono ragioni che tengano: la salute di mio figlio non vale il posto di un operaio, nè il pil che vogliono far girare. Provi qualcuno a dirmi ancora questa cosa e gli farò vedere le braccia di mio figlio!
Lui oggi doveva essere tra i banchi di scuola e non con una flebo nel suo debole e fragile braccino.
Grazie per tutto ciò che fate per noi, non stancatevi di lottare e fatelo anche per il mio piccolo ometto.
A inizio settembre si terrà a Genova il festival dell’acqua, iniziativa presentata come la continuazione del referendum, ma che in realtà è un’operazione di risciacquo mediatico delle grosse società private (soprattutto spa quotate in borsa) che gestiscono il servizio idrico in Italia. Lo scopo è quello di far accettare ai cittadini l’immagine di Federutility, che è stata uno dei più acerrimi avversari del comitato promotore del referendum.
Scriviamo a Caterpillar per chiedere di non partecipare!
Bisogna mandare una mail a caterpillar@rai.it, cercando di scrivere qualcosa di personale. A corto di idee o di tempo? Ok, il copia e incolla è meglio di niente: Read the rest of this entry »
Questi i principali, ma cercando se ne trovano molti altri.
Cosa succede? Le forze dell’ordine sono state mandate a sgombrare il presidio della Maddalena, a Chiomonte, in Val Susa, presidio che impediva l’apertura del cantiere per un tunnel esplorativo propedeutico alla realizzazione dell’intera opera e soprattutto propedeutico alla ricezione di un finanziamento dall’Unione Europea.
Qui c’è un insieme di documenti che spiega perché la popolazione della Val Susa resiste da più di vent’anni contro questa opera.
La concorrenza non esiste nel servizio idrico: chi gestisce l’acqua è un monopolista, fine. Cercano di convincerci che la concorrenza si avrà con le gare, per decidere a chi assegnare il mercato, e questa è un’illusione. La parola gara richiama l’immagine dei corridori ai blocchi di partenza: pronti via, il migliore vince. Nella realtà non verrà qualcuno a gareggiare con IREN o con Acqualatina. Semplicemente la parte di capitale pubblico nelle quattro principali aziende – che si sono già spartite il nostro territorio – sarà alienata, e l’acquirente privato se la porterà via per un pezzo di pane, perché la legge obbliga alla privatizzazione entro la fine dell’anno.
Alienare (o privatizzare) un bene pubblico è facile, espropriarlo, riprendercelo, è un disastro. Fermiamoci adesso, andiamo a votare sì!
l’uso è “rivale“, è cioè disponibile in quantità limitata e se qualcuno ne prende troppo per gli altri ne rimane poco.
Sui beni comuni non deve essere permesso fare profitto, perché altrimenti scatta la corsa all’accaparramento, e succede un fenomeno così grave che gli economisti, per definirlo, non usano la parola “problema”. La parola che usano è tragedia.
L’acqua è un diritto, perché senz’acqua non si vive. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara che con meno di 50 litri di acqua pulita a testa al giorno si avvertono i primi effetti sulla salute, e che con meno di 20 è a rischio la vita. Questa quantità ci serve per bere, ma anche per lavarci, lavare le stoviglie, la biancheria, i cibi, in pratica: l’acqua serve per praticare l’igiene, intesa come scienza e pratica della conservazione della salute. E’ per questo motivo che dopo una lunga lotta, lo scorso anno, e precisamente il 29 luglio 2010, l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha approvato a maggioranza una risoluzione che dice:
L’accesso a un’acqua potabile pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto dell’uomo, indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita.
L’Italia ha votato a favore di questa risoluzione, eppure ha approvato negli anni leggi che, se non raggiungiamo il quorum al referendum, porteranno a compimento la totale e definitiva privatizzazione e mercificazione dell’acqua, e quindi della vita.
E’ inutile che ci dicano che non viene privatizzata l’acqua ma solo la gestione: senza una gestione l’acqua non arriva nelle nostre case. E la privatizzazione in Italia è già possibile da quasi vent’anni, ed ha portato tutti i problemi che possiamo immaginare: aumento delle bollette, diminuzione della manutenzione e degli investimenti, licenziamenti e precariato del lavoro, aumenti dei consumi. E soprattutto mancanza di democrazia. Quando l’acqua è data in mano ad una società di capitali, si passa il servizio da un ente di diritto pubblico ad un ente di diritto privato e la privatizzazione avviene per almeno tre motivi:
lo scopo: un ente di diritto pubblico ha lo scopo di fornire un servizio, una società di capitali ha lo scopo di fare profitto per i soci(da statuto e da Codice Civile). Poco importa che ci sia una maggioranza di capitale pubblico: il privato vuole il suo profitto ed ha molti modi per guidare il comportamento delle società. In questo senso ACEA, A2A, HERA, ed IREN sono società private.
la trasparenza: l’acqua deve rimanere pubblica perché il contrario di pubblico è privato. Un ente di diritto pubblico ha l’obbligo di trasparenza, una società di diritto privato ha il diritto di riservatezza.
la democrazia: nel momento in cui si affida la gestione dell’acqua al privato, il luogo delle decisioni si sposta dal Consiglio Comunale al consiglio di amministrazione di un’azienda. Nel Consiglio Comunale ci sono i nostri rappresentanti eletti, e noi possiamo costringerli a dimettersi, se lavorano male, o al limite alla successiva tornata elettorale (5 anni al massimo) non li votiamo più. Sui consiglieri di un’azienda privata non abbiamo la possibilità di influire, e le concessioni durano 30 anni.
Se permettiamo di completare la privatizzazione dell’acqua, spogliamo il nostro Stato, di uno dei suoi ruoli più importanti per affidarlo al mercato: garantire ai cittadini l’acqua. Ma l’acqua non è una merce qualunque, non è un paio di scarpe, l’acqua è una condizione necessaria alla vita. Ma il privato non ha lo scopo di garantire la vita, ha l’unico scopo di arricchirsi. Anche a scapito della vita.
E’ importante spargere la voce: il 12 ed il 13 giugno ci sono i referendum. Bisogna andare ai seggi a votare sì per difendere il diritto all’acqua. E non solo quello, come ricorda questo articolo dell’espresso:
La filiale si trova in Via San Vincenzo 34r (venendo dalla stazione Brignole, rimane all’inizio di Via S. Vincenzo, sulla sinistra, alla base del grattacielo).
Scrivo queste informazioni perché ieri una signora mi ha chiamato, convinta di chiamare lo sportello
(mi aveva trovato leggendo la notizia dell’inaugurazione).
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