Anche se la legge non lo prevede, il gestore del servizio idrico sta caricando sulla bolletta un profitto che è illegale! Si chiama “remunerazione del capitale investito” e, anche se è stato cancellato con il referendum dello scorso giugno, in provincia di Genova incide ancora per più del 22% delle bollette!! La buona notizia è che si può smettere di pagare questa quota, l’ottima notizia è che si può chiedere il rimborso per i mesi precedenti.
Pagando la giusta bolletta rispettiamo ed applichiamo il voto della maggioranza degli italiani, impediamo agli speculatori di lucrare sul diritto all’acqua e facciamo un passo in avanti verso la ripubblicizzazione del servizio idrico.
Inoltra questo messaggio ai tuoi contatti: si scrive acqua, si legge democrazia!
Per informazioni, e per aderire alle nostre iniziative:
Con una mossa sordida, il governo sta cercando di reintrodurre la privatizzazione contro cui gli italiani hanno già votato in massa ai referendum di giugno 2011. Firma la petizione e diffondila: giù le mani dall’acqua e dalla democrazia!
A inizio settembre si terrà a Genova il festival dell’acqua, iniziativa presentata come la continuazione del referendum, ma che in realtà è un’operazione di risciacquo mediatico delle grosse società private (soprattutto spa quotate in borsa) che gestiscono il servizio idrico in Italia. Lo scopo è quello di far accettare ai cittadini l’immagine di Federutility, che è stata uno dei più acerrimi avversari del comitato promotore del referendum.
Scriviamo a Caterpillar per chiedere di non partecipare!
Bisogna mandare una mail a caterpillar@rai.it, cercando di scrivere qualcosa di personale. A corto di idee o di tempo? Ok, il copia e incolla è meglio di niente: Read the rest of this entry »
Sono molto impegnato e riesco a scrivere molto meno di quello che vorrei, quindi cuccatevi un rapido e disorganizzato riassunto. E’ un periodo intenso, in cui, insieme alle persone con cui condivido le lotte, raccogliamo i risultati delle nostre scelte ma in cui ci troviamo anche di fronte a problemacci molto grossi, ed è anche un momento in cui stiamo vivendo emozioni molto forti. Insomma, si piange spesso
La campagna referendaria ci ha stremato ma ha dato i suoi frutti, ed è stata una soddisfazione enorme. Le leggi sono state ufficialmente abrogate, quindi adesso bisogna dare compimento al mandato referendario: fare pressione sugli enti locali e sulle aziende che hanno l’affidamento perché tolgano la remunerazione del capitale investito dalle bollette, e perché si avvii un percorso di ri-pubblicizzazione dell’acqua. La risposta del Comune di Genova è stata invece quella di organizzare il “Festival dell’Acqua” insieme a Federutility, l’associazione degli sconfitti, cioè le aziende multiservizi (private) che gestiscono anche l’acqua. Non gliela lasceremo passare liscia.
Per riposarci dalle fatiche della campagna, Daniela ed io siamo andati in Val di Susa dove abbiamo conosciuto la realtà splendida della Libera Repubblica della Maddalena, esempio che smentisce chiunque dica che l’autogestione non è possibile. Non c’erano regole scritte, non c’erano leader, non c’erano organi di sicurezza interna, eppure tutto funzionava e non si trovava una cartaccia o una cicca buttata in terra. questa bellissima realtà è stata sgomberata pochi giorni dopo che ce ne siamo andati, ma da quel momento è iniziata una campagna di solidarietà che ci ha visto coinvolti fin dalla prima ora, perché in Val di Susa si sta giocando una delle più importanti battaglie per la politica e la democrazia italiane.
Dani ed io abbiamo partecipato ad alcuni eventi di Genova 2011 con grande commozione. Ci ha colpito soprattutto la mostra Cassandra, dal titolo azzeccatissimo: le previsioni del movimento altermondialista si sono verificate tutte (guerre, ingiustizie, razzismo, crisi finanziaria, sociale ed ambientale) eppure, come Cassandra, non è bastata prevedere queste sciagure per scongiurarle. Il movimento continua a prevedere sciagure, stavolta riusciremo a farci ascoltare dalle istituzioni? Almeno non c’è stato l’uso della violenza da parte delle forze dell’ordine: non so se sia di buon auspicio, ma non sarà la speranza a causare un cambiamento. Rimbocchiamoci le maniche!
Infine, ci stiamo trasferendo, andiamo in campagna e entro fine settimana dobbiamo completare il trasloco. Siamo due che si adattano parecchio, ma un po’ di tempo per fare qualche lavoretto dobbiamo dedicarglielo.
Conclusione: l’attivismo permea ogni fibra della mia vita. Sono stanco e avvilito per la spregiudicatezza e la crudeltà dei nostri avversari, ma sono pieno di speranza di cambiare le cose e di fiducia che ci riusciremo
La concorrenza non esiste nel servizio idrico: chi gestisce l’acqua è un monopolista, fine. Cercano di convincerci che la concorrenza si avrà con le gare, per decidere a chi assegnare il mercato, e questa è un’illusione. La parola gara richiama l’immagine dei corridori ai blocchi di partenza: pronti via, il migliore vince. Nella realtà non verrà qualcuno a gareggiare con IREN o con Acqualatina. Semplicemente la parte di capitale pubblico nelle quattro principali aziende – che si sono già spartite il nostro territorio – sarà alienata, e l’acquirente privato se la porterà via per un pezzo di pane, perché la legge obbliga alla privatizzazione entro la fine dell’anno.
Alienare (o privatizzare) un bene pubblico è facile, espropriarlo, riprendercelo, è un disastro. Fermiamoci adesso, andiamo a votare sì!
l’uso è “rivale“, è cioè disponibile in quantità limitata e se qualcuno ne prende troppo per gli altri ne rimane poco.
Sui beni comuni non deve essere permesso fare profitto, perché altrimenti scatta la corsa all’accaparramento, e succede un fenomeno così grave che gli economisti, per definirlo, non usano la parola “problema”. La parola che usano è tragedia.
L’acqua è un diritto, perché senz’acqua non si vive. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara che con meno di 50 litri di acqua pulita a testa al giorno si avvertono i primi effetti sulla salute, e che con meno di 20 è a rischio la vita. Questa quantità ci serve per bere, ma anche per lavarci, lavare le stoviglie, la biancheria, i cibi, in pratica: l’acqua serve per praticare l’igiene, intesa come scienza e pratica della conservazione della salute. E’ per questo motivo che dopo una lunga lotta, lo scorso anno, e precisamente il 29 luglio 2010, l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha approvato a maggioranza una risoluzione che dice:
L’accesso a un’acqua potabile pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto dell’uomo, indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita.
L’Italia ha votato a favore di questa risoluzione, eppure ha approvato negli anni leggi che, se non raggiungiamo il quorum al referendum, porteranno a compimento la totale e definitiva privatizzazione e mercificazione dell’acqua, e quindi della vita.
E’ inutile che ci dicano che non viene privatizzata l’acqua ma solo la gestione: senza una gestione l’acqua non arriva nelle nostre case. E la privatizzazione in Italia è già possibile da quasi vent’anni, ed ha portato tutti i problemi che possiamo immaginare: aumento delle bollette, diminuzione della manutenzione e degli investimenti, licenziamenti e precariato del lavoro, aumenti dei consumi. E soprattutto mancanza di democrazia. Quando l’acqua è data in mano ad una società di capitali, si passa il servizio da un ente di diritto pubblico ad un ente di diritto privato e la privatizzazione avviene per almeno tre motivi:
lo scopo: un ente di diritto pubblico ha lo scopo di fornire un servizio, una società di capitali ha lo scopo di fare profitto per i soci(da statuto e da Codice Civile). Poco importa che ci sia una maggioranza di capitale pubblico: il privato vuole il suo profitto ed ha molti modi per guidare il comportamento delle società. In questo senso ACEA, A2A, HERA, ed IREN sono società private.
la trasparenza: l’acqua deve rimanere pubblica perché il contrario di pubblico è privato. Un ente di diritto pubblico ha l’obbligo di trasparenza, una società di diritto privato ha il diritto di riservatezza.
la democrazia: nel momento in cui si affida la gestione dell’acqua al privato, il luogo delle decisioni si sposta dal Consiglio Comunale al consiglio di amministrazione di un’azienda. Nel Consiglio Comunale ci sono i nostri rappresentanti eletti, e noi possiamo costringerli a dimettersi, se lavorano male, o al limite alla successiva tornata elettorale (5 anni al massimo) non li votiamo più. Sui consiglieri di un’azienda privata non abbiamo la possibilità di influire, e le concessioni durano 30 anni.
Se permettiamo di completare la privatizzazione dell’acqua, spogliamo il nostro Stato, di uno dei suoi ruoli più importanti per affidarlo al mercato: garantire ai cittadini l’acqua. Ma l’acqua non è una merce qualunque, non è un paio di scarpe, l’acqua è una condizione necessaria alla vita. Ma il privato non ha lo scopo di garantire la vita, ha l’unico scopo di arricchirsi. Anche a scapito della vita.
ormai manca un mese ai Referendum: il 12 e 13 giugno, in tutta Italia, si vota su acqua, nucleare e legittimo impedimento.
I quesiti sull’acqua sono due:
il primo serve a cancellare la norma che obbliga i comuni a cedere ad aziende private la gestione del servizio idrico;
il secondo chiedere di modificare la legge che garantisce al gestore un profitto, buona o cattiva che sia la gestione.
I giornali e le TV non ne parlano: parliamone noi! Bisogna andare ai seggi e votare SI’ perchè l’ACQUA E’ UN DIRITTO!
fai un elenco di persone che conosci: avvisale TUTTE e chiedi loro di spargere la voce
parla coi negozianti che conosci, e chiedi loro di esporre volantini e locandina
lascia un volantino nelle cassette delle lettere del tuo palazzo, e proponi ai tuoi amici di fare altrettanto
Per avere informazioni e materiale (volantini, bandiere, spillette, magliette, adesivi..) contattaci a: gruppoacquagenova@gmail.com , o vieni a riunione il lunedì alle 18.15 in via San Luca 15/7 – tel. 320 2738711
L’acqua è un diritto: senza, non si vive. Lo dice l’OMS, secondo cui il fabbisogno di una persona è di 50 litri di acqua al giorno: al di sotto la salute inizia a risentirne. Lo dice l’ONU, con una risoluzioneapprovata a maggioranza lo scorso anno:
L’accesso a un’acqua potabile, pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto dell’uomo, indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita.
L’Italia ha votato a favore di questa risoluzione, eppure oggi nel nostro paese l’acqua è una merce, non un diritto. E’ una merce perché la legge impone la privatizzazione entro la fine di quest’anno. E’ una merce perché la legge garantisce al gestore privato di fare profitti: non esiste più nemmeno il rischio di impresa!
I nostri nonni non hanno fatto la guerra di Liberazione per questo. I loro compagni, che hanno dato il sangue nella Resistenza non sono morti per questo. Hanno dato la loro unica e preziosa vita perché a noi toccasse un mondo migliore, un mondo in cui i diritti fossero garantiti.
Alziamoci adesso e diamoci da fare: la Resistenza oggi passa anche attraverso la lotta per l’acqua, una lotta che sta unendo il popolo italiano. Il 12 ed il 13 giugno ci sono i referendumper cancellare queste leggi ingiuste: col primo si ferma la privatizzazione, col secondo si tolgono i profitti dall’acqua. Dobbiamo spargere la voce e portare a votare circa 25 milioni di italiani. Non abbiamo i mezzi di comunicazione di massa dalla nostra parte, ma non siamo disarmati: siamo tanti e siamo diffusi sul territorio. Facciamoci un elenco di persone che conosciamo e una per una contattiamole, informiamole e chiediamo loro di fare altrettanto. Non è il momento di essere pessimisti, è il momento di attivarci, anche questa oggi è Resistenza!
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